IL CASO HANNOUN SMONTA POLITICAMENTE LA SINISTRA: AMNESIA COLLETTIVA

Da icona della causa palestinese a imbarazzo politico in 48 ore. L'inchiesta su Hamas travolge Hannoun e i suoi sostenitori spariscono.

POLITICA E SOCIETÀ

Adolfo Tasinato

12/31/20255 min read

Da icona della causa palestinese a imbarazzo politico in 48 ore. L'inchiesta su Hamas travolge l'attivista e i suoi sostenitori spariscono.

L'arresto di Mohammad Hannoun ha innescato un imbarazzante silenzio in alcuni settori della politica italiana. Hannoun, figura nota nell'attivismo filo-palestinese, è finito nel mirino di un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, che sospetta il dirottamento di fondi raccolti per scopi umanitari verso organizzazioni legate ad Hamas. Questa organizzazione è ufficialmente etichettata come organizzazione terroristica, responsabile, tra le altre azioni, della strage del 7 ottobre 2023 contro cittadini israeliani che ha provocato la morte di circa 1.200 persone di cui 800 civili, mentre oltre 250 persone sono state rapite e prese in ostaggio, torturate e molte delle quali uccise.

Secondo gli investigatori coordinati dalla Procura di Genova, l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese avrebbe raccolto oltre 7 milioni di euro, ufficialmente destinati ad aiuti umanitari. Gli inquirenti sospettano tuttavia che parte di questi fondi sia stata dirottata verso entità collegate ad Hamas. L'operazione, coordinata con altre Nazioni europee, ha portato a diversi arresti e al sequestro di beni per un valore complessivo superiore agli 8 milioni di euro.

Le accuse sono gravi e dovranno essere vagliate in tribunale. Già in questa fase, però, sollevano interrogativi sulla natura delle attività dell'associazione e sui meccanismi di controllo applicati ai flussi finanziari destinati alla cooperazione internazionale.

Di Hannoun si è interessato nel recente passato Tommaso Cerno allora Direttore de Il Tempo, autore di una inchiesta giornalistica condotta sulle attività dell'attivista palestinese. Nelle sue inchieste Cerno aveva evidenziato, ben prima delle inchieste giudiziarie, i presunti legami tra Hannoun e le organizzazioni terroristiche. Il giornalista ha successivamente denunciato di aver subito minacce e intimidazioni che sarebbero arrivate da ambienti dell'estremismo islamico radicale.

Anche l'On. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera è più volte intervenuto sul caso. A settembre 2025 ha presentato una interrogazione per chiedere chiarimenti sulla permanenza di Hannoun in Italia e sui suoi eventuali legami con il terrorismo internazionale e ha poi espresso solidarietà a Cerno per le minacce ricevute criticando il silenzio delle opposizioni.

Appunto il silenzio è quel che caratterizza la linea politica dell'opposizione, quasi come se la memoria fosse andata in tilt, parlamentari, sindaci, esponenti vari dopo l'arresto del leader dell'associazione dei palestinesi in Italia negano di aver avuto a che fare con lui, in sostanza non c'erano e se c'erano dormivano!

Negli ultimi giorni però sono riemerse numerose fotografie che ritraggono Hannoun al fianco di esponenti politici dell'area progressista. Le immagini risalgono a manifestazioni, eventi pubblici o incontri istituzionali addirittura presso la Camera dei Deputati. Documentano un rapporto di vicinanza, se non di vero e proprio sostegno, all'attivista palestinese.

Dopo l'arresto, molti di quei volti hanno scelto il silenzio. Altri hanno minimizzato la questione, parlando di "incontri occasionali" o di semplice "presenza a eventi pubblici" senza particolare rilevanza politica. La strategia appare evidente: prendere le distanze il più rapidamente possibile. D'altronde quando c'è una crisi senza troppe vie d'uscita o si copre la notizia con qualcosa di più eclatante o si nega tutto. Il leader del M5s e aspirante Leader del fantomatico campolargo, Giuseppe Conte, ha provato a reagire facendo la vittima "cercano di infangarci" ha dichiarato con il consueto condimento di parole ad alto effetto come "genocidio". Ma anche qui interviene l'On. Mollicone che invita il Camaleonte della politica italiana a non fare retorica ma piuttosto a chiarire certi rapporti con l'associazione "benefica" di Hannoun.

Ma nell'era della Rete non è facile occultare dei fatti anche perché l'architetto palestinese non è una figura marginale. Lo scorso novembre ha partecipato a diverse manifestazioni usando toni particolarmente aspri, bollando come "collaborazionisti" chi non condivideva le sue posizioni. La sua retorica gli è costata un daspo dalle manifestazioni pubbliche imposto dal questore, dopo aver fatto riferimenti alla legge del taglione durante cortei pubblici.

Il suo registro è noto: continui richiami alla "resistenza", accuse di complicità con Israele rivolte a chiunque esprimesse posizioni moderate, un approccio che non lasciava spazio alle sfumature. Eppure questi atteggiamenti radicali non hanno impedito a diversi esponenti politici di condividere palchi e iniziative con lui.
Il nodo politico è chiaro e ci sono precise responsabilità, quanto è legittimo sostenere un'organizzazione oggi sotto inchiesta per finanziamento al terrorismo? E quale livello di verifica andrebbe applicato prima di associare il proprio nome e la propria immagine pubblica a determinate cause? Evidentemente una opposizione eterogenea e a corto di argomenti da offrire agli italiani non ha saputo trovare di meglio che appoggiare chiunque avesse un po' di visibilità sui media.

La solidarietà con il popolo palestinese è una posizione politica legittima, condivisa da molti in Italia e in tutta Europa. Ma tale solidarietà non può trasformarsi in un assegno in bianco per qualsiasi organizzazione o individuo che agisca sotto quella bandiera.
Ciò che colpisce maggiormente in questa vicenda è il repentino cambio di atteggiamento, Mohammad Hannoun è passato nel giro di pochissimi giorni, da simbolo della causa palestinese a persona da dimenticare. Senza spiegazioni, senza autocritiche, senza ammettere che alcune valutazioni potevano essere state superficiali, in pratica tutta la sinistra travolta da una improvvisa amnesia selettiva!
Questa tendenza a "cancellare" i rapporti passati quando diventano scomodi non è nuova nella politica italiana, nel caso in questione, tuttavia, appare particolarmente evidente data la vicinanza pubblicamente esibita appena poche settimane fa.

Le fotografie restano, i video delle manifestazioni sono archiviati, le dichiarazioni di sostegno sono documentate. Negare o minimizzare non cancella i fatti. I tentativi di riscrivere la storia recente rischiano di essere più dannosi di un onesto riconoscimento di un errore di valutazione.
La vicenda Hannoun dovrebbe servire da monito, prima di abbracciare pubblicamente una causa o una figura, è essenziale verificare attentamente chi si sta sostenendo e come operano le organizzazioni coinvolte. La trasparenza nei flussi finanziari di ONG e associazioni umanitarie non è un dettaglio burocratico: è una garanzia democratica fondamentale.

Anche perché la vicenda in corso potrebbe avere ulteriori inquietanti sviluppi, potrebbe essere un punto di svolta nel contrasto alle reti di finanziamento del terrorismo islamista in Italia come ha sottolineato l'On. Mollicone.

Che da anni sia in corso una operazione di influenza da parte del mondo islamico nei confronti dell'Europa e dell'Italia è evidente, sono fiorite tante organizzazioni, associazioni, movimenti a volte contigui anche a certi ambienti cattolici e all'area politica della sinistra. Probabilmente abbiamo anche sceicchi dalle ricchezze clamorose che fanno il doppio gioco, da un lato mostrandosi amici degli occidentali e dall'altro agendo in modo esattamente opposto. D'altronde è noto che con i soldi si arriva dappertutto.

Che ci siano sceicchi che offrono poltrone nelle loro ricche aziende a certi politici italiani non è un mistero.
L'inchiesta seguirà il suo corso e solo i tribunali determineranno le responsabilità penali, tuttavia sul piano politico le domande restano: perché tanta vicinanza ieri e tanto silenzio oggi? Cosa si sapeva realmente delle attività di Hannoun e della sua associazione? E soprattutto, quali lezioni si intendono trarre da questa vicenda?

Per ora non arrivano risposte ma solo il rumore assordante del silenzio.